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Lunedì, 30 Giugno 2014 17:30

Dolce rientro lucano, reportage emotivo per la giornata dell'asparago

Scritto da Valentina Vazza (vazza.valentina@gmail.com)

Era il periodo di Pasqua e per caso, cercando eventi in Basilicata, su una pagina Facebook mi imbatto in una giornata dedicata alla raccolta dell'asparago a cui sarebbero seguiti un pranzo a base di questo periodico alimento ed una passeggiata sul sito della Torre di Satriano.

Quando metto piede in Basilicata e scendo da quel trenino che collega Foggia alla linea Adriatica, già sono entrata in uno spirito diverso, all'inizio rimango sconvolta dalla lentezza di tutto (treno compreso) e mi irrigidisco, poi una volta che avviene il magico incontro tra il mio corpo, le mie gambe sulla terra lucana, comincio a placarmi. Mi concentro sulle sensazioni: innanzitutto quelle dell'olfatto, in quanto comincio a sentire ed a respirare a pieni polmoni l'aria di montagna, premettendo che vivo a Bologna, poi il mio sguardo si volge all'orizzonte dove si scorgono al di là di Potenza le alte colline verdeggianti primaverili, ed infine, incontro mio padre, per intraprendere il percorso in macchina, verso la destinazione Tito a riabbracciare le poche persone care che sono rimaste.

Ritornando a Tito, allora decido con un mio amico, di fargli visitare la campagna lucana, che già conosceva in parte, in quanto io ho una piccola casa proprio tra Tito e Satriano, ma aveva voglia come me di immergersi nella natura, di staccare i neuroni dal computer e dai pensieri delle bollette, della fretta, della competizione sfrenata per trovare lavoro, per assaporare i piaceri di una passeggiata all'aria aperta.

Nessuno di noi due aveva mai raccolto gli asparagi e, in verità, quando avevo letto il programma ero un po' scettica in quanto non sapevo come si cercavano e quindi mi ero impigrita al solo pensiero della fatica fisica, invece l'avervi partecipato ha totalmente invertito la mia predisposizione.

L'appuntamento con il gruppo della rivista Al Parco Lucano, che si occupa di segnalare ed organizzare molti eventi culinari, culturali ed ambientali sul sito omonimo, era alle 9.30 presso un ristorante che mi era molto cara fin dall'infanzia.

Dopo aver percorso tante curve, io e questo mio amico ci guardiamo negli occhi perplessi, in quanto nessuno alle 9.30 era lì. Avevo avuto il dubbio di aver sbagliato posto, ma poi mi sono ricordata, proprio come quando era in treno, del cambiamento della percezione del tempo mediterranea e sono rimasta ad aspettare. Dopo pochi minuti, nemmeno tanti, vediamo un gruppo di signori sulla sessantina ed, infine, due ragazzi molto gentili che si presentano e ci indicano come si svolgerà la giornata.

Ad un certo punto la proprietaria del ristorante ci chiede se vogliamo dei caffè e poi dopo tante chiacchiere e presentazioni, partiamo per l'avventura sulle colline verdi di Tito e Satriano. Dopo qualche chilometro a piedi, arriviamo in campagna in un pezzo molto vasto in discesa ed io ho sorriso pensando "adesso è bello, ma poi ci aspetta la salita" e dopo un po' di metri, il ragazzo-guida ci illustra che ci sarà una caccia al tesoro il cui premio consiste nel trovare un grande mazzo di asparagi nascosto.

Io innanzitutto, dato che gli altri signori già iniziavano a cercare gli asparagi, ho chiesto gentilmente di insegnarmi come si trovavano, in quanto non ne avevo idea ed ero molto svantaggiata rispetto agli altri, ma poi con calma e dedizione il ragazzo dell'associazione Orti del Melandro, il cui nome è Felice, ci ha spiegato come si trovavano.

La "caccia" agli asparagi nella campagna lucana - 25 Aprile 2014 Satriano di Lucania

Bisognava guardare l'asparagina e da lì cercare intorno gli asparagi, ma io non sapevo che potessero avere altri colori oltre il verde, quindi all'inizio non ne trovavo nemmeno uno, poi pian piano ho cominciato a vederli e che soddisfazione aver raccolto il primo! Avevo visto mio padre farlo anni prima, ma senza porvi attenzione. È stata una caccia difficile, in quanto, molti asparagi erano stati già raccolti o erano secchi, ma mi sono divertita anche solo per il fatto di aver trascorso delle ore in compagnia a cercarli e di avere appreso una cosa utile e piacevole. Dopo che una coppia di signori pugliesi aveva trovato il grande mazzo di asparagi, erano già le tredici e ci siamo diretti verso la casa di Felice, l'agronomo che ci ha guidati, dove ci aspettava una tavola imbandita di prodotti tipici a base di asparago ed olio casereccio.

Il mazzo più grosso della giornata

Una signora arzilla, Carmela, ci ha dato un caloroso benvenuto e molto gentilmente ci ha offerto del vino rosso lucano delle nostre parti, sempre totalmente naturale e delle conserve da metter su dei crostini di pane lucano. Per chi non lo sapesse, il pane delle nostre zone, ha una consistenza molto croccante all'esterno, anticamente si aggiungevano delle patate all'impasto ed ha tutt'ora la caratteristica di poter essere conservato per più di dieci giorni, al contrario di altri tipi di pane meridionale, come ad esempio quello pugliese, altrettanto buono, ma che ha una durata di conservazione minore ed una consistenza molto più molle; ma spesso i due vengono confusi.

L'aperitivo di benvenuto al pranzo era così buono che sarei rimasta ancora a mangiare, ma c'era il ristorante che ci aspettava, con un ottimo menu a base di prodotti naturali ed asparagi. Ci siamo diretti a piedi e, una volta entrati, ci hanno illustrato le caratteristiche specifiche dell'asparago, le sue proprietà medicinali e dietetiche, spiegando che soltanto chi soffriva di insufficienza renale o gotta, doveva limitarne l'assunzione.

Non mi dilungo sulle mille proprietà, in quanto le notizie sono facilmente trovabili e verificabili. Quello che voglio fare è un resoconto da viaggiatrice che ha origini lucane che attraverso il contatto con altri paesi e con il mio di origine possa riuscire a dare una sintesi tra un punto di vista esterno ed uno interno.

Il menu merita di essere menzionato: le tagliatelle e le scaloppine agli asparagi erano buonissimi e l'asparago era perfetto, l'equilibrio tra l'amarezza e la dolcezza lo rendeva piacevole. Molti asparagi di tipologie diverse hanno spesso un sapore molto amarognolo, che non a tutti piace, invece questa tipologia selvatica del periodo pasquale era davvero una buona via di mezzo tra esigenze diverse.

Le Tagliatelle agli asparagi del Ristorante La Botte

Una nota delicata ed una più aspra dell'asparago seguiva ad un calice di vino rosso corposo e delle amabili chiacchiere, unite ad osservazioni acute di gente più matura di me. Ciò ha reso molto scorrevole il tempo e nel pomeriggio ci siamo recati all'antico sito archeologico, adesso totalmente visitabile anche all'interno della Torre di Satriano, che si trova però, nell'adiacente territorio del Comune di Tito.

La leggenda, che mi raccontavano anche da piccola, vuole che in questa torre normanna impianta nell''XI secolo in progetto più ampio della Satrianum medievale, fosse stata rinchiusa, secoli dopo, Giovanna d'Aragona, detta Giovanna La pazza, mentre un'altra leggenda locale attribuisce l'incendio del complesso medievale ad un capriccio amoroso della stessa, che dopo aver ricevuto un rifiuto, ordinò la distruzione di Satrianum. A volte leggenda, nomi di personaggi e storia si confondono, ma non è il luogo e il momento di ripercorrerne tutte le tappe. Si può concludere con il dato storico che l'antica città, di cui vediamo i resti odierni, fu distrutta intorno al 1420 dopo Cristo e costrinse gli abitanti a fuggire nei territori limitrofi.

Le rocce, i resti antichi di un insediamento precedente al Medioevo (v. fonte universitaria http://www2.unibas.it/ssa/index.php/it/torre-di-satriano), sono visibili salendo e arrampicandosi a fatica sul territorio pietroso in salita, che una volta giunti in cima, regala dopo il sacrificio un panorama stupendo. Dall'alto si vedono Tito, Picerno, Satriano, Brienza, Sant'Angelo le Fratte, la meno bella autostrada per Potenza, colline incontaminate.

panorama-torre
Lo splendido panorama dalla Torre di Satriano

Per descrivere il paesaggio e concludere questa piacevole esperienza, voglio lasciarvi con un'immagine di armonia e di ospitalità, valore davvero raro, dedicando questi versi al lettore e ai curiosi pellegrini della poesia "Lucania" di Leonardo Sinisgalli, poeta locale contemporaneo morto nel 1981.

"Al pellegrino che s’affaccia ai suoi valichi,
a chi scende per la stretta degli Alburni
o fa il cammino delle pecore lungo le coste della Serra,
al nibbio che rompe il filo dell’orizzonte
con un rettile negli artigli, all’emigrante, al soldato,
a chi torna dai santuari o dall’esilio,  a chi dorme
negli ovili, al pastore, al mezzadro, al mercante
la Lucania apre le sue lande,
le sue valli dove i fiumi scorrono lenti 
come fiumi di polvere.



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