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Domenica, 27 Aprile 2014 00:00

“Il Maggio di Accettura”

Scritto da Domenico Notarangelo

Ogni anno Accettura celebra la sagra del "Maggio" dedicata al patrono San Giuliano 

Il Maggio di Accettura è una festa dalle origini antichissime che si svolge lungo un arco temporale molto ampio.

La scelta del "Maggio" e della "Cima", infatti, avviene rispettivamente la prima e la seconda domenica dopo Pasqua, mentre il taglio del "Maggio" avviene il giorno dell'Ascensione.

La domenica di Pentecoste ha inizio, nel bosco di Montepiano, la celebrazione della festa del Maggio che, tra le rappresentazioni dei "culti arborei" sopravvissute, costituisce l'esempio più fedele all'antica tradizione.

Le nozzi verdi lucane

di Domenico Notarangelo

Appuntamento a Pentecoste, nel cuore del Parco di Gallipoli Cognato, al cospetto delle vette dolomitiche di Pietrapertosa. Tornano protagoniste le foreste che attorniano Accettura, ricche di leccio d’alto fusto e di agrifoglio. La “cima” è la sposa, il leccio lo sposo, la prima è la regina della foresta di Gallipoli Cognato, il leccio è lo sposo imperioso di Montepiano. Per tre giorni Accettura indossa i panni della festa, e si raccoglie intorno a San Giuliano. Ma sono gli alberi i veri protagonisti della sagra. Pentecoste è il giorno che antica tradizione ha fissato per questa festa degli alberi. Da Gallipoli Cognato, oltre quattromila ettari di demanio statale a coprire il monte Croccia dal fondovalle verso i 1450 metri di quota, parte la “cima”, l’albero di agrifoglio. È stato scelto in precedenza dai contadini accetturesi in piena segretezza a significare che la sposa non deve essere contaminata dagli sguardi indiscreti e gelosi dei curiosi e dei paesani prima della cerimonia nuziale. E la cima è la sposa. L’influenza dei sessi sulla vegetazione è antica quanto l’uomo. Recisa alla base nel folto della foresta inizia il suo viaggio incontro allo sposo, il “Maggio” che massari e bovari hanno scelto nell’altro bosco, a Montepiano, un leccio di alto fusto che svetta sulla trentina di metri, dritto e robusto, forte e autoritario.

Con rami a forcella che qui chiamano “crocce” i cimaioli sorreggono il bellissimo agrifoglio nel lungo viaggio, una dozzina di chilometri, col quale lo condurranno a spalla fino in paese. Il viaggio è lungo, durerà dalle prime ore del giorno fino a pomeriggio inoltrato. Zampogne e organetti ritmano con musiche antiche e paesane il passo della “cima” che spesso si arresta in soste brevi o più lunghe in mezzo alla folla festante di persone che sull’erba di strette radure stendono tovaglie e dispongono salsicce, soppressate e peperonate, vini bianchi e vini rosati, pane e ricotte, insalate e arrosti. Si mangia e si beve, si beve e si canta, si canta e si danza: bisogna tenere allegra la sposa.

Il corteo che accompagna lo sposo, intanto, si è già incamminato dall’altro bosco sul lato opposto del paese. Tra gli altissimi lecci di Montepiano a 1150 metri di quota è stato individuato il “Maggio”, la cui crescita e sviluppo sono stati osservati anno dopo anno. E deve essere quello più alto, più dritto e più robusto, deve essere il re del bosco. E intorno all’albero prescelto i masciaioli iniziano la cerimonia del taglio. Quando il “Maggio” si abbatte al suolo, il primo atto della cerimonia è compiuto: lo sposo è pronto per il viaggio incontro alla sposa-cima attraverso boschi e radure. All’alba della domenica di Pentecoste massari e bovari sorteggiano il diritto a trasportare il lungo tronco con pariglie di buoi. E sono parecchi i buoi che trascinano il tronco per tutta la mattinata fino all’ora dell’appuntamento con la cima-sposa in largo san Vito. Qui l’agrifoglio viene issato nella terra in mezzo la popolo festante che si abbandona a danze frenetiche. A sera il corteo si ricompone. La sposa, sotto gli occhi del “Maggio”, viene condotta al centro del paese per la sistemazione notturna.

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L’indomani, lunedì di Pentecoste, di buon’ora iniziano i preparativi per la vestizione degli sposi. Si intaccano, con accette e seghe, la base della “cima” e la punta del leccio per poterne eseguire l’innesto: i due alberi debbono diventare un solo corpo, come due sposi. Altri gruppi di masciaioli sistemano intanto l’argano che deve servire per innalzare il “Maggio”, piantano la croccia, scavano una buca profonda: tutto deve essere pronto per la erezione del grande albero. Come una rappresentazione che si svolge su palcoscenici diversi, la festa, mentre si lavora alla erezione del “Maggio” al centro del paese, ha un altro cuore nella parte alta di Accettura, nella chiesa Matrice dalla quale si avvia la processione con la statua di San Giuliano. La precedono lunghe file di “cende”, grandi castelletti di ceri colorati e di variopinte ghirlande e nastri che ragazze nubili reggono in prodigioso equilibrio sul capo. E per l’intera giornata esse, che così sciolgono voti segreti, precedono San Giuliano al suono di organetti zampogne e tamburelli intrecciando danze paesane e antiche tarantelle in virtuose giravolte. Quando la statua di San Giuliano, nel pomeriggio, arriva ai piedi del grande albero, inizia al suo cospetto la sfida della scalata. Fino a qualche anno fa il re della sfida era “zizilone”. Ora altri giovani ne hanno preso il posto. Egli scrutava il grande albero, saggiava la robustezza del tronco nel silenzio generale e sotto mille e mille occhi che guardavano lo sfidante. Poi il grande balzo, “zizilone” si arrampicava lungo il tronco, veloce come uno scoiattolo raggiungeva la cima nella quale si esibiva in mille piroette. Il lungo viaggio, che dura tre giorni, termina dinanzi alla chiesa Matrice, dove la statua di San Giuliano riceve baci e oboli del popolo in cambio di intercessioni e grazie che dispensa dal suo muto trono.

Il Parco di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti lucane è ricco di culti arborei.

A Giugno va in scena “U' masc' ” di Pietrapertosa. Una sagra del Maggio si svolge ad Agosto anche a Oliveto Lucano per onorare san Cipriano. Si chiude infine a Settembre a Castelmezzano. E non solo le uniche. Anche nel Pollino con analoghe sagre, boschi e foreste di questi monti lucani e calabresi, intendono propiziarsi le divinità.

 

Contatti:

www.ilmaggiodiaccettura.it
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PRO LOCO: T. +39 0835 675292;Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 


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