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Giovedì, 17 Aprile 2014 00:00

“U’ Masc’”di Pietrapertosa

Scritto da Giusy Vigna

13, 20 e 21 Giugno 2015

Si rinnova a Pietrapertosa l’appuntamento con la festa dell’albero della cuccagna, meglio conosciuto come “il Majo”.

Si tratta di una tradizione che ha origini antiche, ma che ogni anno suscita non poco entusiasmo in tutti coloro che vi partecipano. Il rito arboreo è dedicato a S.Antonio di Padova, motivo per cui il taglio dell’albero avviene il 13 Giugno, nel bosco di Montepiano.

Si individua uno dei cerri più alti e più dritti del bosco, il cui tronco “sposerà” la cima di un agrifoglio, anch’essa accuratamente scelta. Il taglio dell’albero è occasione di ritrovo per i pietrapertosani che, dopo essersi alternati per abbattere la gigantesca la pianta a colpi di accetta, si riuniscono in un’area pic-nic , per consumare la “pastorale” (antica ricetta dei pastori, a base di carne di pecora cotta in un brodo di ortaggi).

Intanto le donne, in paese, già dall’alba sono alle prese con l’impasto dei biscotti non a caso detti “di S. Antonio”, che saranno poi offerti a tutta la popolazione nella fase successiva della festa: il trasporto dell’albero in paese, che avviene generalmente il sabato che segue il 13 Giugno. Già dal venerdì sera, uomini e ragazzi del posto si recano nel bosco, nei pressi dell’albero abbattuto, per trascorrere la nottata e prepararsi al “lavoro” del giorno successivo; non mancano canti, balli e diverse portate di carne alla brace. Fin’ora, però, non sono stati mensionati i veri protagonisti della festa: i buoi; sono loro infatti che, uniti a coppia da un giogo e guidati dai “ualani” (i loro padroni), trasporteranno l’albero (già privato dei rami e scortecciato) lungo tutto il tragitto.

Anche durante la giornata non mancano momenti conviviali, utili a rifocillare i “ualani” e a dare un momento di tregua ai buoi. Quella del trasporto è sicuramente la fase più coinvolgente, quella a cui partecipa un gran numero di persone, le quali non si fanno spaventare dal lungo percorso da effettuare a piedi. All’arrivo nel centro abitato, ad accogliere l’albero c’è sempre una gran folla di persone, che sulle note della banda , festeggia buoi e padroni per l’impresa ormai quasi compiuta. Manca solo l’ultimo tratto del percorso, quello che porta al convento di S.Francesco, luogo presso il quale si compirà il rito il giorno successivo.

La domenica mattina, si lavora di buon’ora per accoppiare il prestante cerro e il lucente agrifoglio per dare vita al “Majo”. A fine mattinata, al termine della processione per le strade del ridente centro dolomitico, i portatori della statua di S.Antonio si fermano posizionando il Santo come ad osservare gli uomini che, dotati di grosse funi, dall’alto del campanile del suddetto convento, innalzeranno l’albero.

Uno sforzo tutt altro che indifferente. Qualche ora di pausa e ha inizio la scalata: molti tentano di raggiungere la cima, incitati dagli applausi della folla con il naso all’insù, ma l’impresa è ardua e pochi durante il corso degli anni hanno avuto il merito di portarla a termine, conquistando dei premi precedentemente stabiliti.

 

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