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Il tempo e la storia

Scritto da Elena Ruggieri

È noto che le maggiori difficoltà nell’insegnamento della storia si incontrano proprio nella scuola elementare; di qui la posizione di alcuni pedagogisti a ritenersi contrari a tale insegnamento nella scuola primaria.

 Questa opinione è stata a lungo legittimata anche dalle ricerche di Piaget che portavano a ritenere lo sviluppo mentale un fenomeno che poteva essere scarsamente influenzato da stimolazioni provenienti dall’ambiente. Gli stadi della maturazione individuati dallo psicologo svizzero sono stati, spesso considerati come limiti naturali ai quali l’azione educativa doveva adeguarsi: lo studio della storia, per esempio, non sarebbe produttivo nella scuola elementare perché ancora ostacolato dall’egocentrismo infantile e da un insufficiente sviluppo della nozione di tempo.

Negli ultimi anni tali posizioni sono state riviste, considerando i processi mentali del bambino non solo nella dimensione genetica ma anche in quella socio-culturale; e in questa direzione emerge sicuramente il pensiero di Vygotsky secondo cui è attraverso il linguaggio che il bambino accresce il suo personale materiale esperienziale ed impara ad esprimere i suoi concetti nella definizione linguistica socialmente accettata e condivisa. Ma per comprendere la teoria dello psicologo russo bisogna far riferimento a quella che egli chiama “zona di sviluppo prossimale”, cioè quell’insieme di processi cognitivi in formazione che possono essere stimolati e accelerati da un opportuno intervento educativo. “L’unico tipo efficace di istruzione è quello che precede lo sviluppo e lo guida; deve essere diretto non tanto alle funzioni mature, quanto a quelle in fase di maturazione11. Vi è quindi, una stretta interrelazione tra dimensione di sviluppo e fattori educativi, in quanto lo sviluppo avviene sempre nel contesto di una cultura ed attraverso la comunicazione e lo scambio con gli altri.

Alle posizioni di Vygotsky si affiancano quelle di Fraisse secondo cui la comprensione del tempo ha radici ben profonde nella vita. A livello biologico, infatti, l’essere condizionati da cicli periodici come il giorno e la notte, favorisce la costituzione di orologi biologici interni per cui il sonno e la fame si presentano con una certa periodicità. A livello più elevato si raggiunge la percezione del tempo, come percezione del presente generata dall’integrazione simultanea di più stimoli. Andando ancora più avanti la padronanza del tempo si caratterizzerà attraverso tre aspetti fondamentali: l’orizzonte temporale, la stima della durata, la nozione astratta di tempo come dimensione omogenea.

Il linguaggio riveste un ruolo predominante nello sviluppo dell’orizzonte temporale permettendo “un’estensione considerevole delle prospettive temporali. È grazie ad esso che l’individuo può non soltanto disporre del proprio passato, ma avere conoscenza della società a cui appartiene”.

Il passato fornisce le sue lezioni ma, nella vita quotidiana, non si ha per esso interesse. Il nostro presente è polarizzato verso un futuro vicino o lontano, odiato o desiderato”.

Le prospettive temporali, secondo Fraisse, sono condizionate oltre che dall’età e dall’intelligenza, anche dagli elementi di tipo affettivo ossia dalla tolleranza della frustrazione, dalla capacità di conseguire delle soddisfazioni scegliendo una ricompensa importante e differita.

Di qui l’importanza di tali studi nella ricostruzione sulla genesi delle nozioni temporali condizionate anche dalla cultura d’appartenenza: il passaggio dalla storia personale a quella familiare può favorire l’ampliamento dell’orizzonte temporale; o la riflessione sul tempo vissuto può rendere accessibile il concetto di durata anche ai bambini delle prime classi elementari; lo studio della metrica temporale può stimolare lo sviluppo della nozione di tempo omogeneo.

 

 

Bibliografia

Jean Piaget, Psychologie de l’enfant et enseignement de l’histoire, articolo comparso nel 1933 sul n. 2 del « Bullettin trimestrel de la Conference pour l’Enseignement de l’Histoire ».

Lev Semenovich Vygotsky, Pensiero e linguaggio, Giunti-Barbera, Firenze 1980.

C. Pontecorvo, A. M. Ajello, C. Zucchermaglio, Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola, La Nuova Italia, Firenze 1991, p.22.

Lando Landi, Il bambino e la storia, Carocci, 2001.

Paul Fraisse, La psicologie du temps, PUF, Paris, cit. in A. Calvani, Il bambino, il tempo, la storia, La Nuova Italia, Firenze 1988.

1 Lev Semenovich Vygotsky, Pensiero e linguaggio, Giunti-Barbera, Firenze 1980.

 

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