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Educazione naturalistica ed educazione ambientale

Scritto da Bruno Niola

Per la nuova rubrica di Al Parco Lucano "Educazione alla sostenibilità" curata da Bruno Niola del CEA Pollino

Oggi la natura è di moda, ma al di là della moda esistono problemi reali che devono essere seriamente affrontati dal momento che lo sviluppo industriale e l'incremento demografico vanno creando preoccupanti squilibri.

Se è necessario procedere sulla strada dello sviluppo per far fronte alle esigenze di una società in espansione, è però di vitale importanza operare in modo che gli interventi non danneggino irrimediabilmente la natura e conseguentemente l'uomo che li ha progettati. Non basta promulgare delle leggi per far fronte al degrado ambientale, se tale normativa non trova riscontro in una nuova mentalità. Di qui la necessità e l'urgenza di una seria e corretta educazione ambientale delle nuove generazioni. Non è sufficiente, a questo scopo, un'informazione superficiale (come è quella diffusa dai mass-media) che rischia di rimanere parola vuota che non agisce sulla mentalità e quindi sul comportamento. Bisogna anche sradicare l'idea che sia sufficiente proteggere le singole specie minacciate di estinzione, per risolvere il problema. Occorre nello stesso tempo mantenere le distanze da quell' "ecologia del terrore" che mira ad impressionare ma che in realtà crea una sensazione fatalisticamente paralizzante e quindi, in definitiva, di rinuncia ad intervenire.

Anche nella scuola le idee non sono del tutto chiare. Ad esempio non sempre si distingue tra "educazione naturalistica" ed "educazione ambientale". Infatti mentre la tradizione didattica ha, ormai da tempo, attribuito alla prima locuzione il significato di "studio delle scienze della natura" (zoologia, botanica e geologia), la seconda, di recente formulazione, non ha ancora un'accezione univoca.

Se andiamo a cercare la parola "ambiente" su un vocabolario troviamo all'incirca questa definizione: "L'ambiente è l'insieme dei fattori fisici, chimici e biologici che condizionano l'esistenza degli esseri viventi". Una definizione che mette in evidenza le relazioni che esistono tra gli organismi e tra questi e le caratteristiche fisiche del luogo dove essi vivono. Per educazione ambientale dovrebbe allora intendersi in maniera specifica lo studio di queste relazioni nelle quali anche l'uomo, come tutti gli altri esseri viventi, è inserito. Questa considerazione ci richiama alla mente alcune frasi della risposta che il Capo Seattle diede, nel 1854, al Presidente degli Stati Uniti che lo invitava a cedergli una vasta zona del territorio indiano: "Noi almeno sappiamo questo: la Terra non appartiene all'uomo, l'uomo appartiene alla Terra. Questo lo sappiamo. Tutte le cose son tenute insieme come il sangue che unisce la stessa famiglia. Ciò che succede alla Terra succede ai figli della Terra. Non è l'Uomo che ha tessuto la trama della vita: egli ne è solamente un filo. Tutto ciò che lui fa alla trama lo fa a se stesso."

In effetti, secondo noi, l'educazione ambientale è un processo che, partendo dallo studio dell'ambiente considerato come ecosistema, cioè come l'insieme delle relazioni esistenti tra gli organismi viventi e tra questi e le caratteristiche dell'ambiente fisico, si propone di fare acquisire la consapevolezza che l'uomo e il suo intervento sono elementi di tali relazioni.

"Educazione naturalistica" ed "educazione ambientale", quindi, pur essendo due cose diverse sono strettamente correlate.

Anzi riteniamo importante sottolineare che non si può realizzare una seria "educazione ambientale" se non collegandola ad un'altrettanto seria "educazione naturalistica", a meno che non si voglia ricadere nella retorica "dei corsi d'acqua coperti dalla schiuma,... o dei rifiuti di plastica sparsi sulle spiagge"! Infatti, se l'educazione naturalistica ci fornisce gli strumenti indispensabili per capire (e primo tra tutti il concetto dinamico di ecosistema) l'educazione ambientale utilizzando questi strumenti cerca di dare ai giovani non il rimpianto di un mondo perduto ma la consapevolezza delle potenzialità progettuali dell'uomo, riconosciuto come elemento attivo di un ambiente che comunque condiziona la sua sopravvivenza.

In questa prospettiva l'educazione ambientale deve coinvolgere necessariamente molte discipline: infatti se le scienze permettono di capire le interazioni biofisiche, la geografia è indispensabile per conoscere le caratteristiche fisico-antropiche del territorio, l'economia e la sociologia sono necessarie per comprendere le motivazioni degli interventi umani, le discipline artistiche per sviluppare il gusto estetico anche nell'apprezzamento delle bellezze naturali e per esprimere e comunicare emozioni e stati d'animo. La storia, in particolare, diventa, in questo contesto, una chiave di lettura indispensabile per capire l'ambiente attuale.

Uno studio così condotto si rivela, tra l'altro, funzionale al conseguimento di molteplici finalità indicate nei programmi, non solo per quanto riguarda le specifiche discipline, ma anche per quanto concerne la formazione globale degli allievi. Infatti, attraverso uno studio di ambiente che si ponga il problema di scoprire una corretta utilizzazione delle risorse del territorio, è possibile mettere gli allievi in grado di esercitare la loro creatività come capacità di produrre, durante lo svolgimento delle indagini, ipotesi anche divergenti dai luoghi comuni oggi ricorrenti, e avviare i ragazzi ad assumere un atteggiamento socialmente responsabile riflettendo su come l'azione individuale abbia sempre un'influenza sulla dinamica complessiva.

Forse a qualcuno potrà sembrare che tutto ciò vada oltre il campo dell'educazione ambientale. Ma non è così, perché aiutare i giovani ad acquistare autonomia di giudizio e capacità decisionale, vuol dire dar loro gli strumenti per creare un mondo nel quale l'uomo possa ancora vivere.

Non ci sembra superfluo sottolineare che porre al centro dell'educazione ambientale il concetto di ecosistema, oltre a fornire ai ragazzi un fondamentale strumento per comprendere l'importanza che rivestono gli interventi dell'uomo nell'equilibrio della vita sulla Terra, viene anche incontro all'esigenza (valida ad ogni livello scolastico) di offrire agli studenti contenuti e metodi adeguati agli interessi culturali più avanzati. Infatti, come si sa, non è possibile intraprendere lo studio della moderna biologia senza aver compreso l'importanza che le relazioni ambientali rivestono nella selezione delle specie viventi, e pertanto nella struttura morfologica degli organismi. Lo studio delle relazioni ambientali costituisce quindi, tra l'altro, un approccio corretto alla comprensione del complicato meccanismo dell'evoluzione.

In pratica il concetto di ecosistema permette ai ragazzi di

- studiare il passaggio dell'energia fra gli organismi di una comunità;

- scoprire i particolari adattamenti dei vari esseri viventi ai diversi ambienti;

- comprendere che le relazioni che esistono tra vegetali, fitofagi e carnivori tendono ad eliminare gli organismi meno adatti;

- capire che la "variazione" produce negli individui di una stessa specie caratteristiche che li rendono più o meno adatti alla sopravvivenza, mentre l'"ereditarietà" trasmette le caratteristiche favorevoli, alle generazioni successive;

- apprendere che le varie specie viventi esercitano, le une sulle altre, un controllo reciproco in conseguenza del quale si instaura nell'ambiente una situazione di "equilibrio biologico" che mantiene inalterata l'estensione numerica delle popolazioni per lunghi periodi di tempo;

- rendersi conto che le relazioni che esistono tra vegetali, fitofagi e carnivori fanno sì che le alterazioni che si possono verificare negli esseri viventi che occupano un certo anello della catena alimentare si ripercuotono sempre sugli altri anelli turbando in maniera più o meno grave e duratura l'equilibrio ecologico.

 

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