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Un documentario racconta la Basilicata vista al cinema

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Un fotogramma del documentario "La Basilicata nel Cinema: il sé e l'altro da sé" Un fotogramma del documentario "La Basilicata nel Cinema: il sé e l'altro da sé"

"La Basilicata nel Cinema: il sé e l'altro da sé" di Gerardo Caputi

Dal dopoguerra ad oggi in Basilicata sono stati girati numerosi film di registi molto diversi tra loro per cultura, ideologia e sensibilità. Spesso nei loro film il paesaggio lucano ha interpretato il ruolo di terre lontane, a volte arcaiche e misteriose. Ancora più spesso la Basilicata ha interpretato il ruolo di se stessa, nel fare da sfondo alle storie della sua gente: vicende dure che tracciano il percorso della crescita faticosa e contraddittoria di una comunità che, in cent’anni, è passata dalla pre-storia alla postmodernità. Quello lucano è quindi un territorio che, come un attore, ha interpretato nel cinema il sé e l’altro da sé, ma che tuttavia racconta sempre la propria essenza, antica e carica di una sacralità ancestrale.

Il film documentario “La Basilicata nel Cinema: il sé e l'altro da sé”, girato come tesi di laurea in Storia del Cinema per il Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione dal dott. Gerardo Caputi, mostra come il “genius loci” della Basilicata sia stato raccontato dalla “Settima Arte” attraverso l'analisi di dieci film, di altrettanti importanti registi, che, presi nel loro insieme, costituiscono un grande ed unitario affresco dell'essenza più profonda della Lucania. Il film esplora le interpretazioni che artisti del calibro di Pasolini, Lattuada, Rosi, Rondi, Arrabal o Salvatores, hanno dato del paesaggio, della luce, della storia e della gente di Basilicata. Confrontando le loro inquadrature direttamente con la quotidianità delle location dove i film sono stati girati, l'autore sottolinea come il paesaggio lucano abbia saputo interpretare la Palestina riarsa de “Il Vangelo secondo Matteo”, la Sicilia delle turgide passioni de La Lupa o la Spagna “brutale e selvaggia” che Arrabal cercava per il suo “L'albero di Guernica”.

Il documentario, inoltre, ripercorre il racconto che il Cinema ha fatto dell'evoluzione socio-culturale della Basilicata dal mondo contadino alla modernità, mantenendo sempre al centro dell'attenzione il ruolo di co-protagonista svolto dallo splendido paesaggio delle location lucane scelte dai registi per ambientare le loro storie.

Nonostante il budget molto basso, il film è realizzato con grande cura e da ogni sua inquadratura emerge nitido l'amore dell’autore per la sua terra e il rispetto con cui la guarda. Gerardo Caputi ha personalmente svolto tutte le attività della produzione: soggetto, testi, sceneggiatura, produzione, regia, direzione della fotografia, registrazioni audio, conduzione in video, montaggio, sonorizzazione, effetti speciali, grafica e prototipizzazione. Soltanto per la fase di ripresa in esterni si è avvalso dell’aiuto di un collaboratore alla macchina da presa.

 


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