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Viandando

Scritto da Mimmo Pane

(Avvertenza per i signori viaggiatori: Nel testo potreste riconoscere frammenti di una famosa canzone italiana. Non preoccupatevi. Ne siamo al corrente. Anzi, lo abbiamo fatto apposta. Ci scusiamo per il disagio)

Cicicià Cicicicià Cicicià Cicicicià. A tempo samba. Con ritmo cadenzato cadrà la prima foglia cadente e tutta l’estate volterà pagina. Saranno solo foglie da spazzare, terra e melma. Un bidello allinea i banchi rimasti a riposare nella calura estiva e borbottando, dà inizio alla sinfonia d’autunno.

Eravamo quattro amici al bar. Uno, credo, sia uscito pazzo.

Ottobre è un buon mese per cominciare. Ottobre, mese del migrante. Il cielo piange e la terra freme. Cosa resta dello spazzino? Scarpa grossa o cervello fino?

Eravamo tre amici al bar. Quasi quasi lo vado a trovare.

Stabilità e lavoro. Certezze e Finezze. Recita ammaliante lo spot appeso alla fermata del bus. Proprio di fronte al bar.

Uno alla volta, attraversano la strada e si avviano al loro destino, la fermata. La strada è un fiume e un barcarolo li traghetta sull’altra riva sussurrando paroline rassicuranti.

E là si fermano, sotto una pensilina, in mezzo alla prateria dell’incertezza, ad aspettare la corriera dei sogni. Quella giusta, con i sedili di marzapane. Quella esatta, con i vetri profumati che accarezzano gentili il paesaggio. Nell’orizzonte pascolano mandrie di idee e possibilità.

Li osserviamo anche noi da quest’altro lato. Abbiamo gli occhi troppo pieni di birra per capirci qualcosa. Ordiniamo un amaro.

Eravamo due amici al bar. Ho lasciato il salvadanaio a casa.

La corriera arrivò, vecchia grassona, dimenandosi sulle curve a tempo di samba sgangherata. Ci colse tutti impreparati, lo ricordo bene.

Alcuni si accesero come bengala. Uno spettacolo variopinto che si perdeva dopo qualche istante in una spessa nube di fumaglia pirotecnica. Altri, con molto garbo, conservarono in un angolino della loro esistenza una fiammella, di quelle azzurrine e scintillanti che piacciono tanto ai bambini. Follia innocente e indolore. Rimasero bloccati lì anche loro; la fiammella ne illuminò flebilmente i rimpianti.

Son rimasto qui da solo al bar. La fermata galleggia nel mio cappuccino. Se n’è andato pure il barcarolo.

Sbuca un lumino in un angolo libero dalle rughe: Chi m’insegnò a nuotar? Mi pare fu un marinaio. Furono i pesci del mar!

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