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Il Museo Archeologico Nazionale di Venosa

Scritto da Nicola Ditommaso

Situato all'interno del bastione nord e dei camminamenti seminterrati che collegano le torri est e sud del cinquecentesco castello aragonese di Pirro del Balzo, ospita da una parte reperti dall'età preromana all'arrivo dei normanni dall'altra reperti archeologici preistorici provenienti dall'area archeologica di Notarchirico

Inaugurato nel 1991, il museo archeologico nazionale di Venosa fu pensato come un museo archivio di percorsi storico-culturali in cui gli oggetti rappresentano solo lo spunto illustrativo di alcune idee. È infatti un allestimento di alto profilo culturale, in cui gli oggetti esposti non sono fini a se stessi, ma hanno un forte valore documentario e soprattutto sono rappresentativi dello sviluppo storico dell'antica città oraziana.

È inoltre un esposizione che mostrando il fenomeno evolutivo degli insediamenti preromani dell'area del Vulture, si pone come conseguenza e cerniera del museo di Melfi. La prima collezione è suddivisa in cinque interessanti sezioni. Poste lungo un percorso cronologico che parte dal periodo preromano, riguardano le fasi della romanizzazione, dell'età compresa tra la fine della repubblica e gli anni di Augusto, dell'età imperiale e infine del periodo che parte dall'epoca tardo imperiale e giunge fino al IX-X secolo. Della prima sezione o periodo vi sono reperti provenienti dal santuario di Fontana dei Monaci a Banzi e dalla necropoli di Lavello, tra cui il noto askòs Catarinella a decorazione policroma, che rappresenta un funerale indigeno celebrato secondo le antiche usanze romane.

Le tre sezioni successive documentano la nascita è la vita della colonia romana di Venusia fino alla fine dell'impero attraverso la presenza di monete, elementi di decorazione architettonica e ceramiche. Particolare spazio è dato alla raccolta epigrafica, sia per quanto riguarda l'aspetto funerario che quello inerente alle opere pubbliche realizzate dai magistrati di Venusia. Vi sono inoltre cippi con incisioni in lingua osca che nel corso del I secolo a.C., facevano parte di un Templum augurale edificato a Banzi.

L'ultima sezione riguarda il periodo altomedievale fino all'arrivo dei normanni, e vi sono esposte (documentate da epigrafi ed arcosoli) tracce dello stanziamento di una comunità ebraica tra il IV e il IX secolo. Relativamente alla collezione preistorica infine, questa nacque come esposizione temporale nel bastione nord del castello ed è divenuta la mostra permanente del museo. È anch'essa suddivisa in un percorso cronologico che parte dal paleolitico e arriva all’età del bronzo. La mostra illustra le fasi più antiche della presenza dell’uomo nel territorio di Venosa, a cominciare dal frammento di femore di homo erectus datato a circa 300.000 anni fa e che risulta essere tra i più antichi rinvenuti in Europa.

di Nicola Ditommaso


Foto e immagini: http://www.archart.it/italia/Basilicata/Venosa-museo-archeologico/index.html

 

 

 


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