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Giustino Fortunato, il grande meridionalista

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Non vi fu assertore più alto delle ragioni dell’Unità d'Italia e insieme delle ragioni del Mezzogiorno, di Giustino Fortunato. Il suo pensiero e la sua battaglia politica, quali si espressero in decenni di partecipazione appassionata all'attività parlamentare e alla vita pubblica, restano ancor oggi un punto di riferimento illuminante per cogliere aspetti e nessi essenziali del discorso che siamo chiamati ad affrontare nel centocinquantesimo anniversario della fondazione del nostro Stato nazionale” (Giorgio Napolitano)

Quando si parla della storia politica, sociale ed economica dell’Italia ma soprattutto del nostro Mezzogiorno non si può che far riferimento ad uno dei suoi primi e più noti studiosi e cioè il politico e storico Giustino Fortunato. L’importanza di questo studioso, al quale nel Nostro Paese sono intitolate diverse biblioteche che racchiudono la gran parte della sua produzione storica e politica, risiede senza dubbio negli studi da lui dedicati al Mezzogiorno D’Italia.

Nato a Rionero in Vulture, il 4 settembre 1848, svolse attività politica come deputato e senatore e si occupò in particolare dei problemi del Mezzogiorno, da lui analizzati in modo estremamente oggettivo. Dedicò la sua vita alla cosiddetta “Questione Meridionale” facendone oggetto di un esame analitico e accurato insieme ad altri tre storici studiosi e meridionalisti come Franchetti, Sonnino e Villari. Fra i suoi scritti, i più importanti sono: I napoletani del 1799 (1984); La questione meridionale e la riforma tributaria (1904); Il Mezzogiorno e lo Stato Italiano. Discorsi politici (1880-1910) (1911); Appunti di storia napoletana dell’Ottocento (1931).

Giustino Fortunato ebbe infatti il merito di sfatare la leggenda letteraria che dominava all’epoca e che si basava sulla ricchezza e fecondità dell’Italia meridionale e di illustrare il legame tra fattori naturali e geografici da un lato e fattori storico-sociali dall’altro, con una nuova consapevolezza delle radici lontane e profonde dell’arretratezza del Sud. Dimostrò che salvo le fiorenti riviere di Napoli, Catania e Palermo, il Mezzogiorno era ed è una terra arida a causa del suo ambiente fisico e naturale e di quanto fosse necessario che la nostra classe politica di allora comprendesse la realtà meridionale liberandosi del mito di un Mezzogiorno ricco e fertile e cercando di trovare una soluzione ai problemi di arretratezza economica e sociale che ne derivano.

Sono regioni in grandissima parte assai povere per condizioni difficilissime di clima e di suolo, non suscettibili di altra produzione fuori dell’agricola” disse Giustino Fortunato da parlamentare alla Camera in un suo discorso del 1896 descrivendo le regioni del Mezzogiorno d’Italia.

Ma allora cosa fare? Rimproverò ai governi italiani di non aver attuato il riformismo necessario a guidare il Sud verso il progresso e propose numerosissime misure come diminuire la pressione fiscale, intraprendere opere di bonifica e rimboschimento, proteggere la piccola proprietà contadina, favorire le industrie locali e domestiche. Misure che ancora oggi appaiono di un’attualità sconvolgente e che portano a riflettere su come la condizione meridionale per risorgere abbia bisogno di un forte cambiamento della politica interna ed estera volta a favorire un adeguato sviluppo del Nostro amato Mezzogiorno.

di Mariapina Fortuna

 

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