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A casa mia il pollo si mangia con le mani

Scritto da Elena Ruggieri

Leggendo un saggio di Villani, intitolato “ un problema aperto: la posizione politica di Emanuele Gianturco”, mi sono incuriosita al caso di questo personaggio perché il suo nome lo avevo sentito, per la prima volta, ai tempi del liceo, quando alcuni compagni di classe andavano fieri del loro paese Avigliano, patria del celebre giurista, politico e musicista, Emanuele Gianturco.

La mia curiosità si fermò allora, alle notizie più importanti: cosa avesse fatto di così interessante Gianturco da essere nominato tanto frequentemente, non solo dai suoi concittadini ma soprattutto da alcuni studiosi e critici della storia del Risorgimento italiano; ma, più di tutto mi aveva divertito un simpatico aneddoto che involontariamente mi portava ad associare il giurista lucano, dall’aspetto serioso e severo, ad un pollo ruspante e appetitoso.

Ad Avigliano, infatti, ancora oggi, si racconta di un episodio che vide come protagonista proprio Gianturco il quale, invitato come ospite d’onore ad una importante cena di rappresentanza, fu molto abile a togliere dall’imbarazzo tutti gli invitati assumendo un atteggiamento alquanto familiare. Tra le varie portate venne servito il pollo, ci fu subito un momento d’attesa prima di iniziare a mangiare, Gianturco, accortosi della situazione prese il pollo con le mani e disse:” a casa mia il pollo si è sempre mangiato con le mani!”, dopo una risata generale la serata proseguì con uno spirito sicuramente più sereno.

Da questo episodio possiamo subito capire la semplicità del giurista lucano, l’attaccamento alle vecchie abitudini e quindi il legame anche alle sue origini di famiglia umile.

Finito il liceo, ignoravo l’idea di intraprendere i miei studi universitari proprio a Napoli, città che aveva formato culturalmente e politicamente quasi tutti i lucani più illustri: Fortunato, Nitti, Lacava, Torraca, Branca e tra questi anche Emanuele Gianturco che si era laureato in giurisprudenza e diplomato al conservatorio di musica in composizione e contrappunto e che, come descrive Saverio Cilibrizzi, fu dopo Mario Pagano, la figura più gigantesca della Lucania, per potenza e versatilità d’ingegno.

Nato nel 1857, ad Avigliano, si dedicò per diciotto anni all’attività politica: tre volte vicepresidente della Camera, sottosegretario della Giustizia, Ministro della Pubblica Istruzione, due volte Ministro Guardasigilli e, infine, Ministro dei Lavori Pubblici.

Adottò provvedimenti di notevole importanza di carattere giudiziario, economico e sociale, accompagnati da riforme strutturali, come il progetto di legge sul riordino delle scuole complementari e delle scuole normali; l’organizzazione e la diffusione dei Patronati scolastici; la tutela del patrimonio archeologico e monumentale; e poi ancora il primo e armonico piano dei trasporti che aprì la strada alla realizzazione delle reti nazionali delle ferrovie dello Stato.

Giunto a Napoli col fratello Giuseppe, sacerdote e insegnante nei ginnasi (chiamato dai fratelli minori “zio prete”per la notevole differenza d’età), Emanuele compì gli studi giuridici con eccellenti risultati.

La figura di Emanuele Gianturco può essere inserita tra i protagonisti della costruzione di una scienza giuridica nazionale, che fu parte decisiva nel costituirsi dell’identità stessa della società e dello Stato unitario. Per questa ragione, ripercorrere, quindi, la sua biografia, rintracciare le caratteristiche della sua formazione e le linee del suo pensiero, significa cogliere alcuni temi che attraversarono la cultura italiana tra il 1875 ed il 1905.

 di Elena Ruggieri

 

Leggi anche: Emanuele Giantuco: il suo approdo alla vita politica

 

 

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